Negozi aperti, l’Anci prova a mediare sul Primo maggio
L'Unità (04/27/2011)

Si inasprisce lo scontro tra i Comuni e i sindacati sulla possibilità di lasciare aperti i negozi la prossima domenica Primo maggio. A Milano, Roma, Firenze, Bologna, e nelle altre grandi città, le amministrazioni avallano le richieste dei commerciantiche chiedono di tenere alzate le saracinesche e si scontrano con i sindacati che vorrebbero salvare la«festa dei lavoratori».
TAVOLO ANCI Nel tentativo di placare gli animi è intervenuta l’associazione dei Comuni, l’Anci, che ha convocato per venerdì un tavolo con Confesercenti, Confcommercio e sigle sindacali. Obiettivo del tentativo di mediazione, negli auspici del sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, è trovare «una soluzione condivisa». Un’impresa ardua, visto il clima e le posizioni. Le ultime amministrazioni a dare l’ok al Primo maggio lavorativo
sono state Bologna e Milano. Ieri mattina l’assessore meneghino alle Attività produttive, Giovanni Terzi, ha firmato la richiesta di deroga all’obbligo di chiusura, «in base agli importanti eventi che si terranno in città». Che poi sarebbero la trasmissione in PiazzaDuomodella cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, la manifestazione per la festa dei Lavoratori e l’evento “NavigaMi”.Mac’è anche «la volontà di rendere Milano sempre più accogliente nei confronti dei turisti italiani e stranieri». Oltretutto si tratta di «un atto a favore del lavoro», ha spiegato alla Cgil l’assessore milanese, secondo cui il sindacato conduce una battaglia «stantia e superata». Parole che hanno infastidito Onorio Rosati, segretario della Camera del Lavoro, che dopo aver ribadito l’unità di tutte le sigle di categoria - almeno a Milano – rispetto alla festa del Primo maggio, ha replicato: «Colpisce che l'assessore Terzi abbia deciso di farsi la propria campagna elettorale sul questa vicenda: definire stantia e superata la festa dei lavoratori è assurdo». Sindacati uniti contro le aperture anche a Bologna, dove ieri si trovava Susanna Camusso. Nei giorni scorsi il numero uno della Cgil è stata protagonista di un battibecco con il primo cittadino di Firenze, Matteo Renzi, favorevole all’apertura delle attività. «Il primo maggio è la Festa del lavoro», ha ricordato Camusso: «Come sempre ci siamo fatti carico di quelle che sono le necessità di pubblica utilità e di servizio, ma il resto per un giorno lo si può lasciare da parte». Anche perché, «i consumi nel nostro Paese vanno male, così come va male la produzione interna esattamente in ragione del fatto che le famiglie non hanno soldi». Più morbide, almeno fino ai giorni scorsi, le posizioni dei si colleghi della segretaria di Corso Italia. Per Raffaele Bonanni, leader Cisl, la querelle andrebbe discussa città per città a livello territoriale, puntando a «trovare soluzioni convenienti per le imprese e per i lavoratori, tenendo conto dell’intero arco del calendario annuale».Mentre il segretario Uiltuc, Bruno Boco, sostiene che chiudere i negozi a Roma, Venezia e Milano, sarebbe un’occasione persa per i commercianti e un’accoglienza monca per i turisti.


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