«Negozi aperti? Cancellieri dica no» Ma la norma è della Regione

il Resto del Carlino (03/11/2011)


NEGOZI APERTI il 17 marzo, festa dell`Unità d`Italia? «No grazie», afferma la Uiltucs-Uil. E annuncia «un inevitabile ricorso a iniziative di mobilitazione» se il commissario Anna Maria Cancellieri desse il via libera all`apertura dei negozi. «Stupito che la questione venga riaperta a livello bolognese» è Stefano Franzoni, segretario della Uiltucs-Uil. Secondo cui «la scelta della Cancellieri di disporre una deroga per i negozi del centro storico ripropone in modo velato ragioni di interesse economico».

In realtà, spiega Giancarlo Tonelli, direttore dell`Ascom, «è stata la Regione, d`intesa con il governo,
a equiparare il 17 marzo a un giorno festivo». Quindi, «tutti i Comuni, non solo Bologna, devono applicare la Legge regionale che regola la materia». Per Bologna, e tutte le altre città d`arte e turismo, «la legge prevede che, nel centro storico, i negozi siano liberi di scegliere se tenere aperto o meno nei festivi». Fuori dal centro, invece, «si ha diritto a tenere aperti per otto festività all`anno, dicembre escluso». L`Ascom lascerà libertà di scelta ai suoi associati. E la Cancellieri, peraltro, ha solo auspicato l`apertura dei negozi, «perché una città in festa è una città con i negozi aperti».
LA CGIL, intanto, si mette di traverso. La festa «i lavoratori se la pagano da soli», afferma il segretario
Danilo Gruppi. La protesta degli industriali per la giornata di mancata produzione, afferma, «ha prodotto un colossale inganno a danno dei lavoratori, che in cambio della giornata di festa subiscono lo `scippo` del salario». Il governo ha deciso, andando incontro alle richieste degli industriali, di compensare sovrapponendo il 17 marzo alla festività soppressa e retribuita del 4 novembre (che cade di domenica) o incidendo sul numero dei permessi retribuiti. «Un evento così importante poteva essere festeggiato diversamente in un anno in cui non ci sono ponti e in cui più che giornate di produzione, ci sono giornate di cassa integrazione».


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