Il giorno dell´Unità d´Italia diventa la guerra dello shopping
La Repubblica (03/01/2011)


Chi lavora e chi no. Rabbia dei sindacati, Coop fa da sé: "Noi chiusi"

Orlandi, Filcams: "Giorno straordinario aprire le botteghe non è un´emergenza"

VIVA l´Italia, l´Italia dello shopping. I 150 anni dell´unità non verranno festeggiati dai commessi del centro, i clienti li festeggeranno comprando. L´amministrazione ha deciso: Il 17 marzo i negozi del centro storico potranno aprire, non potranno farlo invece quelli della periferia, compresi i centri commerciali e i supermercati che su iniziativa di Esselunga e tramite la loro associazione, Federdistribuzione, avevano chiesto di potere aprire anche loro nel giorno di festa nazionale. Mentre la Coop ha dichiarato la volontà di chiudere, qualsiasi fossero le decisioni. Spiega il vicesindaco Dario Nardella: «Il 17 marzo è un giorno festivo e i negozi del centro storico possono stare aperti tutti i giorni tranne alcune feste inderogabili, tra cui però non c´è la festa per i 150 anni. Quelli fuori dal centro hanno già le loro domeniche di apertura, anche lì non è prevista la festa per l´unità. Per cambiare le regole avremmo dovuto riconvocare il tavolo di concertazione e il governo, decidendo così in ritardo, non ce ne ha dato il tempo».
Nardella si riferisce al piano degli orari commerciali, varato recentemente ma quando ancora non era stata decisa la festa dell´unità, che stabilisce per i negozi del centro storico e turistico la possibilità di stare aperti sempre, domenica o festa che sia, tranne tre giorni: Natale, Santo Stefano e il primo gennaio. E per quelli fuori del centro storico prescrive invece la chiusura tranne 22 domeniche o festività l´anno, già tutte messe in calendario: se si vuole cambiare e dare deroghe o all´apertura o alla chiusura si deve concertare la novità con le categorie economiche e con i sindacati. «Questo prescrive la legge regionale e noi non possiamo fare altro», conclude Nardella. Ma non tutti sono d´accordo, a partire dai sindacati dei commessi che ricordano a proposito l´obbligo di concertazione come l´anno scorso la deroga alla chiusura del primo maggio, allora ancora considerata festività assoluta prima che fosse depennata dal piano orari del 2011, fu data nonostante il loro no.
Così la festa dei 150 anni è diventata la guerra del commercio. Se ne è tirata fuori la Coop, che, già prima ci conoscere le decisioni, dichiara: «Noi resteremo in ogni caso chiusi». Firmato unanimemente da Unicoop Firenze, Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno. «Così come il primo maggio è festa del lavoro - dicono le tre Coop - quella del 17 marzo rappresenta il valore dell´unità di un popolo. Vogliamo festeggiare questo evento insieme a tutti gli altri italiani». D´altra parte, fanno notare, lavoro e unità sono due valori indiscutibili e «caratteristica da sempre del mondo della cooperazione è rispettare i valori collettivi e condivisi». Chiusa la grande distribuzione in periferia, chi spontaneamente e chi perché costretto, in centro, invece, anche le grandi catene di abbigliamento, potranno tenere aperto. Da Zara, raccontano le rappresentanti sindacali, l´azienda ha già chiesto chi vorrà lavorare. La maggior parte, raccontano, ha detto di no, alcuni invece sì. I vuoti saranno con tutta probabilità riempiti da lavoratori interinali. Peggio andrà per i commessi dei negozi che non chiederanno la disponibilità o dove non ci sono né abbastanza dipendenti per fare la rotazione o sufficienti risorse per procurarsi gli interinali.
Protestano i sindacati che già stanno preparando la resistenza al primo maggio aperto, con scioperi e proteste. Il cartellone sta per essere messo a punto in breve tempo, la Cgil ha già coinvolto l´organizzazione nazionale. Non sciopereranno invece il 17, ma chiedono, su un tema come l´unità d´Italia, uno schieramento più ampio del solo sindacato. Dice Barbara Orlandi, segretaria Filcams-Cgil fiorentina: «Istituzioni, confederazioni sindacali, partiti, dicano la loro. La ricorrenza è straordinaria e aprire le botteghe non è un´emergenza come curare i malati. Straordinario, il 17 marzo, per il significato e l´incidenza nel tempo: si tratta di un giorno solo, che viene dopo 150 anni e che non si ripeterà certamente prima di altri 50. Non c´è pericolo di creare abitudini». Orlandi sottolinea anche come i Comuni della Piana abbiamo già anticipato al sindacato che da loro chiuderanno tutti.
Protesta anche la capogruppo in Palazzo Vecchio di perunaltracittà, Ornella De Zordo: «Chi lavora nei negozi del centro festeggerà lavorando per permettere al resto dei cittadini di festeggiare facendo shopping. Forse era il caso per una volta di prescindere dall´idea che ogni occasione serva per consumare e vendere. Sarà contenta la Lega che della bandiera fa l´uso che conosciamo». Affezionati anche loro all´idea della chiusura ma decisi a difendere l´amministrazione un gruppo di consiglieri comunali Pd: il capogruppo Bonifazi, Collesei, Chiavacci, Pezza, Fratini, Pugliese, Bieber. Fanno sapere che loro avrebbero preferito altrimenti ma aggiungono: «Colpa del governo che ha deciso in ritardo, l´amministrazione non ha il tempo di riconvocare il tavolo di concertazione. Apprezziamo che abbia almeno deciso la chiusura in periferia e l´alzabandiera in piazza Signoria».



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