Commessi in sciopero "Il 1° novembre stiamo a casa"
La Repubblica (10/30/2012)

Firenze - SCIOPERO per l`intera giornata del 1° novembre. Sciopero per dare la facoltà di restare liberamente a casa a quelle commesse e quei commessi che per contratto sono obbligati a lavorare nei giorni di festa, basta che il negozio decida di restare aperto. Sciopero perché finalmente chi lavora d`abitudine la domenica possa godersi una festa in pace con figli, famiglia, amici: che non è la stess a co sa di recuperare il riposo in un qualsiasi altro giorno della settimana. Così sostengono i sindacati concordi. Lafermatainfatti è stata dichiarata da tutti, dalle segreterie regionali diFilcams Cgil, Fisascat Cisl e Ultucs Uil. Servirà, spiegano, sia a tutelare i commessi che a rafforzare, allargandola all`intera Toscana, la protesta partita inizialmente dalle medesime sigle sindacali di Firenze. Ma lo sciopero di giovedì prossimo non è destinato a restare senza seguito. Sarà il primo atto della riapertura dellalunga e mai sopita battaglia dei sindacati dei commessi sulle aperture domenicali e festive, quella che chiamano «una sciagurata e inutile liberalizzazione che sta portando i lavoratori del commercio all`esasperazione. Senza peraltro far salire né fatturati, né vendite, né occupazione», come dice la segretaria Filcams Cgil fiorentina, Barbara Orlandi.
I SINDACATI adesso proclamano lo sciopero. Poi, però, chiedono aRegione, Province e Comuni di riaprire la discussione con loro e con le associazioni del commercio «per ristabilire regole e calendari di apertura». Cosìnonva, dicono. Erano già sul sentiero di guerra a causa dei tagli fatti alle feste comandate per cui ormai nei centri storici e turistici i negozi restano aperti sempre, tranne Natale, Santo Stefano e primo dell`anno. «Ma già per il 2012 circolano voci di una possibile apertura anche il 26 dicembre e, se così fosse, ovviamente saremmo obbligati a dichiarare di nuovo sciopero», spiega Orlandi. Ma, dopo la protesta per le feste «scippate«, il colpo di grazia lo ha dato la liberalizzazione domenicale del governo. Ora, dopo mesi di esperienza, i sindacati riprendono a ribellarsi come già avevano fatto all`inizio. «Tutti aperti e tutti chiusi dentro» è lo slogan sindacale di Ognissanti. E` una risposta polemica a chi vorrebbe, il 1° novembre, aprire i negozi e chiuderci dentro i commessi. Lo sciopero li farà uscire: «Oltretutto lavorerebbero a vuoto: chi entra nei negozi nei giorni di festa curiosa manon compra». I sindacati attendevano con impazienza il prossimo 7 novembre quando la Corte Costituzionale avrebbe dovuto pronunciarsi sul ricorso della Regione contro la liberalizzazione del governo. Ma la seduta è stata rimandata. Dunque non si può aspettare, è il ragionamento, bisogna agire anche senza sentenza. Perché comunque, ragionano i sindacati del commercio, le istituzioni locali possono e devono riprendere in mano la faccenda, devono rivendicare il loro ruolo di istituzioni cui competono le materie del commercio: «Per trovare insieme a noi e le associazioni di categoria un accordo in cui si regoli e si programmino gli orari e le aperture». La deregulation attuale, invece, non serve. «Perché - spiega Orlandi è una giungla della competizione. Ci sono commesse e commessi che lavorano anche tutte e domeniche dell`anno e per soli 15 euro di maggiorazione. E soprattutto vengono avvertiti il giorno prima, non sanno mai come programmare la propria vita. E` una situazione intollerabile». Oltre che inutile, sostengono Cgil, Cisl e Uil: «L`ultimo anno di eterne aperture ci consegna un bilancio senza aumenti di vendite e di fatturati. La grande distribuzione non ha aumentato l`occupazione come inizialmente si era detto e i piccolinegozi stentano a tenere il passo con orari imposti da una sfrenata concorrenza».


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