La protesta su negozi il 1 maggio fatela, ma per tenerli aperti
Corriere della Sera (05/03/2011)

Le cronache del Primo Maggio raccontano di un flash mob, una mobilitazione lampo di un gruppetto di precari romani contro l’apertura dei negozi nel giorno festivo. I giovani hanno voluto così dimostrare la propria solidarietà ai lavoratori del commercio in agitazione contro quella che considerano un’estensione indebita della liberalizzazione prevista dalla legge Bersani (e non da un provvedimento di Margaret Thatcher!). In più i precari lo hanno fatto nel giorno della Festa del lavoro per ribadire l’alto valore simbolico/internazionale del Primo Maggio e la sua indubbia capacità di trasmettersi di generazione in generazione. Quindi tutto sommato la protesta, del tutto pacifica, è comprensibilissima. Ma se la estrapoliamo dal contesto della Festa del lavoro la contrapposizione dei precari romani all’allungamento degli orari dei negozi diventa tutt’altro che sensata. Anzi, appare totalmente ideologica. Per capirlo basta fare un passo indietro e riportarsi al dibattito sul rilancio della crescita in Italia. Da più parti, penso alla Banca d’Italia ma anche a diversi economisti d’opposizione (e quindi non governativi), si sostiene giustamente che il Paese per centrare l’obiettivo del 2%del Pil avrebbe bisogno di una robusta e nuova dose di liberalizzazioni. Introducendo più concorrenza e flessibilità nel sistema — è questa la tesi ricorrente e condivisibile — si aiuterebbe il debole mercato interno e aumenterebbero le occasioni di lavoro. Ergo, in linea di principio i più interessati ad aprire il sistema (e i negozi) dovrebbero essere proprio gli outsider, ovvero i giovani e i precari penalizzati da un mercato del lavoro che non li assorbe. I giovani dunque dovrebbero sì mobilitarsi assieme ai sindacati, ma per negoziare con le organizzazioni della grande distribuzione l’apertura degli esercizi commerciali. Non la loro chiusura. L’obiettivo del nuovo e ipotetico flash mob dovrebbe essere rovesciato rispetto a quello sperimentato domenica scorsa: legare l’allungamento degli orari dei supermarket a incrementi di occupazione. Almeno così vorrebbe la logica, in questo caso fiera avversaria dell’ideologia.


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