Primo maggio Negozi aperti C`era una volta la festa dei lavoratori
L'Unità (04/21/2011)

Firenze - Niente da fare, il Primo maggio rimane la festa dei lavoratori e lo shopping in quel giorno non s`ha da fare. Il sindacato toscano in modo unitario, ed è già una notizia di questi tempi, dichiara guerra all`apertura dei negozi nelle città e proclama lo sciopero regionale in tutti i comuni toscani che decideranno invece di aprire il bandone. Nel mirino Firenze, dove l`ordinanza del sindaco Matteo Renzi, favorevole all`apertura, è già stata al centro di feroci polemiche, con il sindacato schierato compatto per una mobilitazione cittadina in un primo tempo, divenuta in seguito sciopero regionale, e Renzi che ha accusato di indire uno sciopero ad personam. Amministrazioni comunali e sindacato su fronti opposti anche a Siena e a Massa Carrara dove le ordinanze lasciano ai negozi facoltà di aprire. Lo stesso vale per molte località della costa, sul versante pisano e lucchese, in Versilia, a Viareggio e a Forte dei Marmi, ma anche a Pietrasanta, e a Castiglione della Pescaia e a Follonica per il grossetano. Serrande chiuse a metà ad Arezzo dove in realtà il sindaco ha optato per la chiusura, ma poi la coincidenza con la tradizionale fiera dell`artigianato, come ogni prima domenica del mese, ha prodotto un accordo che prevede l`apertura per le attività commerciali situate in prossimità dell`area della fiera, ma esclusivamente per quelle che vendono artigianato e prodotti tipici. La posizione non soddisfa affatto gli altri commercianti, tanto che ancora potrebbe non essere ancora detta l`ultima parola. «C`è un gran subbuglio - dice Viviana Romanotti della Filcams Cgil di Arezzo - il sindaco ci ha riconvocati per domani, staremo a vedere». Insomma, i negozianti aretini tirano in ballo i turisti, a dir loro bisognosi di acquisti nel giorno del Primo maggio, e premono per tenere aperto il negozio, tutti, indipendentemente dai generi venduti. Per vedere come andrà a finire, sarà necessario attendere ancora qualche giorno.
A portare alta la bandiera della rossa toscana rimangono invece, Livorno e Pistoia, compresa Montecatini,
e le città di Grosseto, Pisa e Lucca che tuttavia, hanno previsto deroghe per la costa. Infine, sorpresa delle sorprese, sale sul carro dei lavoratori la città di Prato, governata dal centro destra. Uno smacco secondo il sindacato, uno schiaffo a tutti quei comuni di centro sinistra che di anno in anno si stanno attrezzando per demolire pezzo per pezzo un patrimonio giudicato sacro e inviolabile solo poco tempo fa. «La verità è che deleghiamo alle amministrazioni di destra la difesa del Primo maggio», dice il segretario regionale di Fisascat Cisl Carlo Di Paola. Ma il sindacato non è disposto a cedere terreno, non su questa battaglia e non ora che il tema del lavoro è diventato uno spartiacque generazionale tra i contrattualizzati di ieri, sempre meno, e i precari di oggi che invece crescono a dismisura. Una guerra simbolica, ma tenace che assume di giorno in giorno toni sempre più aspri e della quale il sindaco di Firenze Renzi, per il secondo anno schierato per l`apertura, è stato protagonista fin dall`inizio, dando il via a un vero braccio di ferro con il sindacato. «Il sindaco di Firenze non è, suo malgrado, l`ombelico del mondo e, nonostante il suo delirio di onnipotenza e la sua ossessione per il protagonismo, siamo costretti a dargli
una cattiva notizia - si legge in una nota congiunta del sindacato - Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, e Uiltcus
regionali, così come l`anno scorso, proclamano per il Primo maggio uno sciopero regionale, per l`intera giornata, per tutto il settore del commercio, in tutti i comuni della Toscana che hanno deciso unilateralmente di violare le norme vigenti in materia di codice del commercio regionale. 50mila firme di liberi cittadini a proposito vorranno pur dire qualcosa». A irritare il sindacato è anche la decisione
di tirarsi fuori, con l`ordinanza, dal confronto in atto con la Regione dopo che il presidente Rossi aveva sollecitato un tavolo di concertazione per una revisione condivisa del codice del commercio, che tenesse conto di alcune festività civili e religiose escluse dalle aperture selvagge. Renzi, da parte sua, definisce «una scelta più coerente quella di scioperare non solo a Firenze, ma anche nelle altre città». Replica il segretario fiorentino della Cisl Roberto Pistonina: «Chi a Firenze si sentiva perseguitato si rassereni, l`azione sindacale non è mai contro le persone, semmai contro le loro scelte. Lo sciopero proclamato
da Fisascat, Filcams e Uiltucs pone l`esigenza di affrontare in modo costruttivo il tema della conciliazione
delle esigenze del commercio e dei servizi da offrire ai turisti, con quelle dei lavoratori e delle loro amiglie». Ma la dichiarazione non basta a convincere il sindaco di Firenze che difende la sua posizione e precisa: «Continuo a dispiacermi perché avevamo la possibilità di trovare un accordo con i grandi magazzini del centro per liberare le commesse e non costringerle allo sciopero, è invece prevalsa una scelta diversa, i sindacati hanno proclamato lo sciopero e noi abbiamo dovuto rinunciare a questa possibilità di accordo». Renzi ribadisce, dunque, quanto detto martedì, e accusa il sindacato di avere impedito agli interinali la possibilità di lavorare grazie a un accordo con i magazzini del centro, al posto delle commesse, così da «far diventare il Primo maggio un giorno di lavoro per chi lavoro non ce l`ha».
Insomma, Renzi non demorde e spacca il centrosinistra. Con il presidente della Regione, Enrico Rossi, schierato sul fronte sindacale («Per me il Primo maggio si deve fare festa») che annuncia una legge in grado di annullare l`ordinanza comunale e il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli che dice: «È giusto fa- re festa». Contro Renzi anche i giovani del Pd che per protesta hanno organizzato un flash-mob, mentre l`Idv ha affermato che «le commesse e i commessi non sono lavoratori di serie b e hanno tutto il diritto di non lavorare il Primo maggio». Sono con il sindaco rottamatore Confcommercio e anche Confesercenti, mentre per Don Giovanni Momigli «la privatizzazione della festa, lo sterilizzarla della dimensione comunitaria, svuota di fatto il suo senso declassandola a libero». ?


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