Primo Maggio, si allarga il fronte del no
La Repubblica (04/27/2011)


Anche Cisl e Uil si oppongono allo shopping domenicale: "Scelta elettorale"
Torino - Non è solo la Cgil a chiedere un passo indietro al Comune e all´assessore al Commercio, Alessandro Altamura, sull´apertura dei negozi il Primo Maggio. Dopo la presa di posizione del vescovo, Cesare Nosiglia, sulla necessità di «riprendersi la domenica», anche la Cisl-Fisascat e la Uiltucs scrivono una lettera aperta al sindaco, Sergio Chiamparino, all´Assessore Altamura e ai candidati sindaco. E i toni sono duri: «Prima si era deciso in maniera concordata di escludere sette date di feste religiose e civili, come il Primo Maggio, dalla deroga per il centro storico turistico - scrivono i segretari Bruno Cordiano per la Cisl e Giannantonio Pezzetta per la Uil - poi il ripensamento del Comune, con una semplice determina a dicembre, giustificato da eventi conosciuti già da tempo come i festeggiamenti per i 150 anni dell´Unità d´Italia. Scelta che rende l´amministrazione inaffidabile e non credibile».
I motivi avanzati dal Comune, per i due sindacati, sono banali e pretestuosi. «I turisti fanno la coda davanti ai musei, non davanti ai negozi - sottolineano - mentre si nega ai lavoratori del commercio, oltre che a molti esercenti, di poter festeggiare». Anche i motivi economici «sono risibili in generale, se si prendono in considerazione tutte le aperture, inconsistente se riferiti alla sola giornata del Primo Maggio».
Cordiano e Pezzetta ricordano che i lavoratori del commercio hanno già dimostrato un´ampia disponibilità per garantire l´apertura dei negozi. «In ogni caso qualsiasi motivazione materiale va messa in equilibrio con il patrimonio di valori che caratterizza una comunità - sottolineano - non si tratta di essere nuovisti o conservatori, ma di avere una visione accettabile della società e dell´efficienza dei servizi». E poi l´attacco diretto all´assessore al Commercio, Altamura: «La decisione dell´amministrazione è un atto irriguardoso verso i lavoratori del commercio, siano subordinati che esercenti, ed appare ispirata esclusivamente dal momento elettorale». I due sindacati annunciano che la lettera verrà esposta in tutte le bacheche sindacali e accanto saranno affisse le eventuali risposte, «affinché i lavoratori possano apprezzare quanto e quale interesse si ha nei loco confronti».
La numero uno della Filcams-Cgil, Elisabetta Mesturino, la prima a contestare la deroga, rincara la dose: «Anche se Torino non dà facoltà di apertura su tutta la città, come a Firenze, la nostra contrarietà rimane inalterata e la contesteremo durante il corteo del Primo Maggio con un volantino e con altre iniziative».
Si rivolge al sindaco anche il presidente della Commissione Lavoro e Commercio, Enzo Lavolta (Pd), che sottolinea come il dibattito rischi di «essere sterile, soprattutto agli occhi di una generazione, la mia, cresciuta nel precariato che nel settore del commercio è caratterizzato da una forte presenza femminile». E aggiunge: «Purtroppo la polemica sul Primo Maggio è l´occasione per denunciare una sperimentazione relativa alle aperture festive non concertata e non basata su un´analisi dei dati, a differenza di altre città turistiche che hanno avuto la capacità di definire intese territoriali». E poi la proposta: «Sarebbe utile che questo dibattito diventasse l´opportunità per definire un patto con le associazioni dei commercianti e i sindacati».
Diverse catene domenica prossima non alzeranno le serrande, come la Fnac, la Feltrinelli e Coin. Le associazioni dei commercianti sono però d´accordo con l´assessore Altamura: «Una città turistica, se così si considera e se così vuole essere, deve tenere i negozi aperti - sottolinea Antonio Carta, presidente della Confesercenti - nei giorni di maggior flusso, Primo Maggio compreso».


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