«Orari liberi, si rischia la deregulation»
Il Messaggero (01/04/2011)

Il 10 vertice a Palazzo Raffaello per la legge Monti. Ma ci sono fughe in avanti

ANCONA- La liberalizzazione degli orari dei negozi voluta dal Governo getta il territorio nel caos. Associazioni di categoria e sindacati chiedono alla Regione di impugnare la legge dinnanzi alla Corte Costituzionale, come hanno già fatto Toscana e Veneto, impedendo così la liberalizzazione selvaggia. In Regione si attende l`incontro del 10 gennaio a Roma, di tutti gli assessori regionali a commercio, per raggiungere una posizione unitaria ed esprimersi sulla questione. Nel frattempo, dicono da Pa- lazzo Raffaello, l`adeguamento alla legge nazionale non è istantaneo, ci sono 60 giorni di passaggio. Fino ad allora vale la legge regionale n.27 che vieta l`apertura 24 ore su 24 e limita le domeniche con le saracinesche alzate a 26 più due deroghe. Sul punto, però, le associazioni di categoria
non sono convinte, sostengono che la legge nazionale sia immediatamente applicabile. Il leader di onfcommercio Massimiliano Polacco commenta: «C`è grande confusione. Chiediamo alla Regione di fare chiarezza. Già prima di Natale il Veneto ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale perché la decisione degli orari dei negozi dovrebbe essere materia regionale. Il fatto vero, però, è che non si capisce a cosa serva questa legge. Non porta nulla in termini di produzione interna o di occupazione, perché in giro c`è crisi e non si assume perché si rimane aperti di più». Allo stato dell`arte, il rischio è che alcuni esercii seguano subito la liberalizzazione selvaggia dettata da Roma e tengano aperto ben oltre il consueto orario già a partire dei saldi che scattano domani in tutta la regione. Se non altro per emulare le catene più grandi. Alla liberalizzazione è favorevole l`associazione dei Comuni (Anci), convinta che un orario di apertura più vasto porti a più opportunità di acquisto. Assolutamente contrari anche i sindacati. «Il piccolo commercio - dicono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil - non riuscirà a garantire 52 aperture domenicali subendo un impatto negativo nei già risicati fatturati, mentre la grande distribuzione subirà un collasso sul piano organizzativo».


FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori

commercio turismo servizi
UFFICIO STAMPA

.........................................