La crociata Cgil: troppi supermercati aperti di domenica
Corriere della Sera (02/26/2011)

«Acquisti inutili, bisogna riorientare i consumi»
«Mi devono ancora dimostrare che aumentando le aperture dei supermercati di domenica cresce l’occupazione» . Franco Martini è il segretario generale della Filcams Cgil (commercio) e di lui tutto si potrà dire tranne che si stia muovendo con una logica partisan. Infatti la battaglia che la sua organizzazione ha lanciato in questi giorni con lo slogan «la festa non si vende» è di fatto indirizzata contro una delle liberalizzazioni dell’ex ministro e ora segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
Mentre dunque l’opposizione attacca il governo per aver tradito le lenzuolate, la Cgil ne contesta perlomeno l’applicazione. E i confronti più duri finora ci sono stati con le amministrazioni di centro-sinistra a Firenze come a Ferrara. La Filcams ha lanciato una campagna itinerante che ha già mosso i primi passi ed è annunciata sul sito persino con un volantino english version ("holidays are not on sale"). Nel mirino, in particolare, le deroghe ai Comuni a cosiddetta vocazione turistica che vorrebbero allungare gli orari e il sindacato si oppone. Ma è possibile che in un momento in cui i consumi ristagnano e c’è fame di posti di lavoro una confederazione si metta a contestare l’apertura domenicale e festiva dei supermarket? La prima e più convincente riflessione proposta dalla Cgil riguarda l’organizzazione familiare. Le commesse sono al 70%donne e la loro assenza da casa nei giorni festivi crea scompensi e accentua le difficoltà delle famiglie. E’ assai difficile far coincidere tra moglie e marito i giorni di riposo compensativo e comunque la prole durante la settimana va a scuola. In sostanza chi sostiene, a ragione, le liberalizzazioni è chiamato comunque a fare i conti con problematiche di carattere socio-familiare che non possono essere annullate d a i vantaggi d a l l a paga iper-maggiorata riconosciuta dagli accordi aziendali a chi è presente sul posto di lavoro nei giorni festivi. Per avere un dato nel gruppo Carrefour la maggiorazione arriva anche al 130%. Per completare il quadro non bisogna però dimenticare i consumatori, quelli che dovrebbero essere i re delle economia di mercato. L’iniziativa di prolungare l’orario di apertura dei supermarket alla sera e la domenica, almeno nelle grandi città, ha incontrato il loro favore perché possono diluire gli acquisti nel tempo e applicare il just in time al loro frigorifero. Ma, come sostiene Martini, gli obiettivi della Cgil nella campagna sono «più ambiziosi» e allora vale la pena capire meglio. «Vogliamo avviare una riflessione per riorientare i consumi» spiega sindacalista e aggiunge che «non ha senso tenere aperti i supermercati nel giorno di festa e poi sapere che il 25%della spesa natalizia è finito nella pattumiera» . E ancora: «Perché garantire l’apertura di tanti centri commerciali la domenica solo per vendere il terzo telefonino o il televisore a schermo piatto?» . All’obiezione che non è compito della Cgil sindacare le scelte d’acquisto dei consumatori la risposta è che la sostenibilità del modello di sviluppo dovrebbe essere a cuore anche dei Comuni, invitati a favorire le aperture di quei punti vendita che evitano sprechi e produzione di rifiuti. «E comunque a mettere a repentaglio l’occupazione non è una regolamentazione più seria delle aperture ma il basso reddito pro-capite degli italiani» . Al di là delle argomentazioni e degli slogan più o meno condivisibili una cosa appare chiara: se qualcuno si era fatto l’illusione che l’apertura prolungata dei supermercati fosse il viatico per una via italiana alla società h24 si deve ricredere. La Cgil, pur scontando il diverso orientamento di Cisl e Uil, ha l’intenzione di contestare il consumismo e quasi fa sue le teorie della decrescita care al guru francese Serge Latouche. E’ chiaro che la conciliazione tra orari di lavoro e tempi di vita non è agevole. Si racconta come alla St Microelectronics fosse stato indetto un referendum tra i lavoratori per gestire gli orari nel fine settimana. Ad Agrate Brianza i lavoratori scelsero di non lavorare la domenica, mentre a Catania preferirono riposare di sabato perché così si poteva andare al mare in un giorno con spiagge meno affollate. Ma tra abitudini locali e utopie di riorientamento dei consumi è evidente che restiamo un Paese e non un sistema.


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