Quei sindacalisti conservatori che blindano il l ° maggio
Italia Oggi (04/27/2011)



Quanto certi numi del sindacalismo siano conservatori dell`esistente, nemici delle riforme, ammuffiti nel ragionare, si ricava dalla sdegnata lettera di Susanna Camusso, segretario generale della Cgll, pubblicata ieri dal Corriere della Sera. Sul quotidiano milanese Dario Di Vico si era permesso di rimarcare il ecchiume sindacalistico proprio di chi non vuoi consentire aperture ai negozi il giorno 1° maggio, nemmeno in una città. d`arte e di turismo quale Firenze, nemmeno in una Roma che in quel giorno festeggia la beatificazione di Giovanni Paolo II e, insieme, ascolta il concertone di piazza s. Giovanni. Non l`avesse mai fatto! La furiosa Camusso ha bacchettato il nemico del popolo, con argomenti di stringente modernità La festa dei Lavoro non si tocca. D Primo maggio non è un giorno qualunque. I giiperacquisti nelle città non sono «un servizio di pubblica utilità». La numero uno della Cgil ha perfino usato la polemica confessionale: «Dobbiamo immaginare che presto anche lì Natale sarà un attentato ali`economia?». Ecco. La risposta vera sta proprio nel dire sì all`ultima provocazione. Non nel senso chela festa natalizia costituisca un «attentato all`economia», ci mancherebbe, bensì nel riconoscere, cosa che non si riesce mai a fare, che dev`esserci libertà di aprire gli esercizi commerciali nel giorni e negli orari che a ciascun esercente meglio aggradino, una volta ovviamente rispettato il minimo necessario di ore per garantire i consumatori. E se un commerciante vuole aprire il mattino di Natale, Libero sia, purché concordino i suoi dipendenti. Ami professionista è consentito di lavorare il 25 aprile, il i° maggio, il Ferragosto, Pasqua? Atutói dovrebbe essere consentito lavorare quando lo ritengano Invece, la mentalità dei vetero sindacalisti è ferma alte polemiche di fine Ottocento, quando ancora non era istituzionalizzata la festa del Lavoro (se ne leggano divertenti pagine nel Giornalino di Gian Burrasca). Nei giorni festivi non si deve lavorare. 11125 aprile si deve tenere chiuso. I11° maggio non e pensabile che un negoziante lavori. E perché? Pgrthé si deve conculcare la libertà d`impresa e la libertà di lavoro con obblighi provenienti dall`alto, dallo Stato o dagli enti beali, oppure dai veti sindacali? Fortunatamente, contro le vestali del paleoeindacailsmo si sono mossi tanti, dai sindaci (non soltanto quello di Roma, che appartiene al centro-destra, o meglio alla destra sociale, ma pure quello di Firenze, «rottamatore» del Pd), alle organizzazioni dei commercianti. I padroni dei sindacati predicano intagibilità dell`articolo 1 della Costituzione col suo inno al lavoro; ma, se poi qualcuno vuole lavorare, non ci stanno.


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