Il primo Maggio Della Modernita

La Repubblica (05/01/2011)


Adriano Sofri

I L PRIMO Maggio, e domenica per giunta: troppa grazia. A distanza di un anno, si ripete pressoché negli stessi termini, però più inaspriti, la controversia sulla festa. Il sondaggio fra i lettori di Repubblica aveva toccato ieri i 45mila voti. Cori una maggioranza del 74 per cento in favore della festa. Risultato netto, ma sipuò avertorto in
maggioranza - succede, come sapete fin troppo. Le maggioranze spesso sono conservatrici, ed è proprio questo l`addebito che viene mosso ai fedeli del Primo Maggio, a cominciare dalla Cgil, arrivata anche quest`anno (spesso insieme agli altri sindacati del commercio) al paradosso di proclamare uno sciopero nel giorno della Festa del Lavoro, e domenica perdipiù. Conservatrice Susanna Camusso, redarguita severamente su alcuni grandi giornali perché non sta al passo coi tempi, antepone i cittadini lavoratori ai cittadini consumatori, ignora interi quartieri di negozi gestiti da cinesi che non sanno chi sia Susanna Camusso. (Ma il Primo Maggio sì, lo sanno anche i cinesi).
Viene da osservare che i giornali, i grandi e ipiccoli, i12 maggio non escono, e però non si sono battutiper abolire questo anacronismo: ma è solo un`obiezione scanzonata. Sull`eventualità che siamo davvero, noi affezionati al Primo Maggio, dei nostalgici conservatori, invece occorre riflettere. Va da sé che la nostalgia delle cose belle e buone e il desiderio di conservarle, fossero pure solo illusioni, sono sentimenti tutt`altro che disprezzabili. Ma può esserci altro. Vi copio il comandamento sulla santificazione delle feste, come lo argomenta il Deuteronomio, così: "Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, n é il tuo bue, né il tuo asino, n é alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino comete. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d`Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato". L un brano suggestivo, anche per un non credente, anche dopo che si sia aborrita e abolita la schiavitù, anche quando si sia imparato che del precetto non si deve fare una superstizione bigotta, e che "è permesso fare del bene anche di sabato". L bello il riferimento agli animali da fatica, e pregnante quello al forestiero che si trova a casa tua. Il forestiero, che lavora come una bestia da soma, che ricava un soldo clandestino che magari non sa chi è Susanna Camusso. Bisogna ricordarsene da liberi, perché fummo schiavi. "Per tutto il tempo della tua vita tu ti ricorderai il giorno in cui sei uscito dal paese d`Egitto". Oggi noi siamo liberi, ci avvertono, e rischiamo di fare come se fossimo ancora schiavi: già liberi di lavorare tutte le domeniche dell`anno, e ora anche liberi di sorridere dal banco dei nostri grandi magazzini il Primo Maggio. Il Primo Maggio imposto come lavorativo, anche dove non sia richiesto da servizi di pubblica utilità e soccorso, dove non sia concordato per particolari condizioni, si vuole una conquista di libertà dunque di modernità - i due termini pretendono di coincidere.
Però "noi", ilavoratori, per uscire dal nostro Egitto, per smettere di essere schiavi, dovemmo lottare e pagare spesso con lavita, o con l`esclusione, la mortificazione, la galera, il nostro giorno di festa. Etrascorsobenpiùdiunsecolo, e nel frattempo dittature sorte in nome del lavoro pervertirono la festa di liberazione facendone una parata di potenza militare e di petti tintinnanti di orpello. Sono cadute come marionette senza fili, e cadano presto quelle che ancora resistono.
Ma il Primo Maggio è fatto ancora per ricordare che si è stati schiavi, che si è usciti dall`Egitto, che altri non ne sono usciti, e che nche noi possiamo tornare a essere schiavi, e forse ci stiamo già tornando. Cisono tantiapprendisti faraoni in giro. Ma c`è anche un Egitto che si lib era. Ci sono persone che non hanno l`età per avere nostalgia del Primo Maggio e delle belle bandiere, o per sapere che cosa vuol dire un raduno di cialtroni a Portella della Ginestra, persone che di mestiere fanno le commesse fra un giorno precario e uno interinale (lavoro a somministrazione, sic!) e non hanno avuto finora nessuna esperienza sindacale e non hanno nessuna domenica, e reimparano daccapo il Primo Maggio. Imparano che legame c`è fra il passato e ilfuturo. E che cos` è, anche perle più laiche delle coscienze, un sacrilegio. Si può dare per scontato che il tempo lavori a spazzar via i sabati del villaggio, e sarà tre volte Natale agli uni e niente agli altri, e conviene mettere le vele al vento che tira - ma non è un progresso. La controversia sui negozi chiusi o aperti d`autorità il Primo Maggio non è questione di passatismo e innovazione, di padri affezionati una loro patetica gioventù e figli che si fanno giustamente largo. Non solo questo, almeno. Andava trattata con delicatezza e con amicizia. Può esserlo ancora. Se no, arrivederci a Natale.


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