Aperture domenicali i sindacati dicono no
Il Messaggero (12/14/2010)

Porto San Giorgio - Sebbene manchino ancora un paio di giorni all’atteso incontro tra amministrazione comunale, associazioni di categoria, sindacati e rappresentanti dei consumatori, si deve registrare gią un primo battibecco tra il sindaco Agostini e la Filcams Cgil sul calendario delle aperture domenicali per l’anno 2011. Come č noto il primo cittadino vorrebbe garantire ai commercianti la possibilitą di restare aperti tutto l’anno con la sola esclusione di pochissime giornate: Natale, Pasqua, 25 aprile, 1 maggio e 1 gennaio. Ben diversa la posizione della Cgil che scende a difesa del personale impiegato nei tanti esercizi commerciali presenti a Porto San Giorgio. «Nonostante le aperture domenicali -osserva Ernesto Tassotti- il 2010 non ha fatto registrare alcun aumento degli addetti in questo settore. Anzi ci sono stati diversi licenziamenti». L’esperimento, per la Cgil, č stato quindi un fallimento. «Come negli anni passati, questo č il periodo nel quale i comuni decidono, di concerto e se ci sono le condizioni, le deroghe all’obbligo di chiusura domenicale e festiva degli esercizi commerciali al dettaglio in sede fissa. Alla data odierna, soltanto 11 comuni su 40 della provincia di Fermo hanno attivato detta procedura» commenta ancora Tassotti della Filcams Cgil. Troppo pochi. Gli occhi del sindacato sono comunque puntati sui tentativi di “deregulation” promossa dall’amministrazione rivierasca. «Il comune di Porto San Giorgio si č distinto negli anni passati per una sistematica violazione delle norme contenute nella legge, fino a concedere deroghe per tutte le domeniche nel 2010». Si annuncia dunque battaglia. Agostini resta ancorato alla sua posizione. «Fa riflettere come sul divieto di aperture domenicali, pena gravi sanzioni di legge, si ritrovino sia la Regione Marche, sia le rappresentanze di interessi diversi, ma non i cittadini, come dimostrano i sondaggi fatti dai media nazionali -spiega il sindaco- a crisi economica internazionale e di conseguenza nazionale avanza. Occorre quindi rimboccarsi le maniche per noi e per i nostri cari e affrontare il mercato convertendoci tutti a nuovi modelli di lavoro e di impresa. E’ necessario un repentino cambio di passo, pena la deriva delle istituzioni e della vita democratica del Paese».


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