La leader della Cgil nazionale: "È vero che c´è la crisi ma non siamo solo consumatori"
La Repubblica (11/30/2010)

La bocciatura di Camusso "Più rispetto per le persone"

Martini, Filcams: "Ci vogliono più servizi per le donne che hanno famiglia e impiego"

«PARLIAMo di persone e non di consumatori» esorta Susanna Camusso, alla guida della Cgil. Accanto a lei il segretario nazionale della Filcams (lavoratori del commercio) Cgil, Franco Martini, dichiara il «radicale dissenso alla liberalizzazione delle aperture festive». La rivoluzione della Confesercenti fiorentina che chiede la domenica come normale giorno lavorativo, libertà di licenziare, premi ai bravi e i non bravi «al palo», innesta a catena quella del sindacato. «Non è un caso - dice Camusso - che la proposta parta dalla città dove c´è un caso Primo Maggio». Non ci vuole credere il segretario Cgil fiorentino, Mauro Fuso: «Se è vero, stiamo parlando di un altro mondo».
Un altro mondo è possibile, secondo Camusso. Ma non è quello di Confesercenti. «La Filcams deciderà le iniziative da prendere - dice al segretaria Cgil - Sicuramente ci opporremo all´apertura il Primo Maggio. Ma, più in generale, qui il problema è l´assoluta assenza di un´idea di cambiamento del modello di consumo che invece è il grande tema di questo momento. Giustamente c´è chi dice non possiamo uscire dalla crisi rimanendo gli stessi. Per la medesima ragione non si può continuare a dire vendiamo di più lo stesso». Inutile sbracciarsi a tenere i negozi aperti: «Si compra meno perché i redditi sono diminuiti ma anche perché le persone ragionano di più. Non è che la festa funzioni diversamente».
Ma il problema importante, per Camusso, è: «Il rispetto delle persone. Non c´è mai rispetto per le persone, per le loro vite». Confesercenti oppone al lavoro domenicale un giorno di riposo infrasettimanale. «Non è lo stesso. Non si può creare una categoria di lavoratori diversi: dagli altri lavoratori, dagli orari delle scuole, dagli amici. Ci deve essere un equilibrio tra vita e lavoro. Non c´è più senso del tempo. Né la festa si può risolvere solo nel comprare e comunque ci vuole sempre e in ogni caso rispetto per il lavoro». D´altra parte l´attentato alla qualità della vita si rivolgerebbe come un boomerang contro le imprese: «Si rischia di ammazzare i negozi familiari, che poi sono la gran parte dei nostri. Cosa deve fare una famiglia? Lavorare sette giorni su sette?». Su un´unica cosa Camusso concorda: «In questa demenziale gestione della crisi in cui tutti fanno finta di niente, è vero che c´è stato un calo dei consumi. E´ giusto occuparsi del settore, ma non a spese dei lavoratori e illudendosi che si consumi la domenica se i soldi non ci sono».
Dice Martini: «Le donne svolgono ancora mille mestieri e la gran parte dei commessi sono donne che hanno enormi difficoltà a lavorare la domenica quando scuole e servizi sono chiusi. Dobbiamo affrontare il tema: quali servizi sono essenziali in una città? Perché dobbiamo fare un acquisto e non un vaglia o andare in banca?». Altro che liberalizzazione: «Nel commercio si corre alla deregulation. Possiamo aggiornare le norme, ma dobbiamo fissare dei criteri e regolare le feste salvandone alcune come indisponibili per persone che, se lavorano a tempo pieno, guadagnano 1.100 o 1.200 euro». Di altro si dovrebbe occupare Confesercenti: «Mentre in Europa la tendenza si sta invertendo, noi rischiamo di uscire dalla crisi mantenendo intatta una rete distributiva perversa puntata sulla grande distribuzione a scapito dei negozi di vicinato». In dicembre la Filcams lancerà una campagna sul tema e sulle aperture festive: «Partendo da Firenze e dalle 50 mila firme contro le troppe domeniche di acquisti consegnate al presidente Rossi».



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