Chiesa e sindacati dicono di no al lavoro domenicale
La Stampa (03/05/2012)




Domenica è sempre domenica: «Un giorno che è come nessun altro. Perché libero, festivo, speciale. E che perciò va preservato dall`obbligo invadente del lavoro, del vendere e del comprare». Lo ha scritto Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana. E sarebbe tutto normale per un giornale cattolico, se non fosse per l`inedita alleanza «pro domenica» con i sindacati. L`editoriale apparso sul quotidiano della Cei serviva infatti a presentare l`iniziativa in difesa della domenica che si è svolta ieri nelle piazze di 12 Paesi europei. Una «santa alleanza» di associazioni religiose e sindacati, riuniti nella. European Sunday alliance. «Nel nostro Paese - sottolineava Avvenire - i volantinaggi che saranno organizzati dalle federazioni del commercio di Cgil, Cisl e Uil in una decina di città assumono un significato particolare all`indomani del decreto Salva-Italia». Che con un provvedimento ad hoc ha stabilito che molti esercizi pubblici potranno restare aperti 24 ore su 24, e tutte le 52 domeniche di un anno. «Una norma non ancora pienamente in vigore - e sulla quale alcune Regioni hanno già annunciato ricorso alla Consulta - ma che è emblematica di una deriva culturale». Così secondo Avvenire che ha benedetto l`iniziativa europea per la quale sono scesi in campo ottanta organismi (dai sindacati alle chiese cristiane) pronti a sostenere l`European Sunday alliance, fondata a Bruxelles nel giugno 2011. In Austria l`alleanza coinvolge anche le comunità musulmana ed ebraica. Quasi a sottolineare coe il problema riguardi tutto il Vecchio Continente. E ieri Avvenire ha rilanciato il tema con un`intervista alla leader della Cgil, Susanna Camusso: «Il consumo non può essere l`unico modello di vita sociale. Per questo la domenica va preservata nel suo valore» ha spiegato al quotidiano dei Vescovi, «l`unica offerta sociale che si avanza sembra quella di passare la propria vita in un centro commerciale. Il sindacato unitariamente sta già contrastando le aperture generalizzate e devo dire che anche nel mondo della grande distribuzione non c`è stato consenso unanime al provvedimento del governo». Il rischio sarebbe quello che le domeniche vengano frammentate, rese omogenee agli altri giorni della settimana. Tema questo sul quale anche gli altri sindacati hanno fatto sentire la propria voce. Secondo la Uil il lavoro domenicale «va regolamentato», spiega Carmelo Barbagallo, «per evitare un uso selvaggio da parte della grande distribuzione». Taglia corto l`Ugl: «Il riposo della domenica - afferma Giovanni Centrella non può essere compensato con il riposo in qualsiasi giorno della settimana, quindi va ripensato il sistema, salvaguardando la libertà del datore, di laVoro e del dipendente di regolarsi secondo le proprie esigenze». Critica sulle domeniche anche Confcommercio, «questa deregulation `non gioverà né ai consumi né al pluralismo distributivo del nostro Paese. Serve quindi, un`urgente rivisitazione della normativa». Uil: va evitato un uso selvaggio, soprattutto da parte della grande distribuzione piu occupa
Se prendiamo come riferimento l`incidenza percentuale dei lavoratori domenicali occupati alineno
una volta al mese sul totale degli occupati, il settore alberghiero e quello della ristorazione presenta la
percentuale più elevata: ovvero il 64% calcolato sui tre milioni di dipendenti. Tradotto in numeri si tratta, secondo le stime della Cgìa di Mestre, di più di mezzo milione (521.757 per la precisione) di lavoratori domenicali.
I dipendenti dei negozi che lavorano almeno una domenica al mese non più di 400 mila, circa il 20% deí tre milioni di dipendenti della domenica. Scendono a circa 234 mila quelli che, invece, lavorano due o più volte in un mese. Ieri Confcommercio, l`associazione dei commercianti, ha fatto sapere di non essere d`accordo con la scelta dell`apertura degli esercizi commerciali di domenica «perché questo non gioverà né ai consumi né al pluralismo distributivo del nostro Paese».

Tra i lavoratori domenicali rientrano poi i dipendenti delle aziende di trasporto pubblico, come tram, autobus, metropolitane e ferrovie. In Italia sono oltre 250 mila compresi i dipendenti del settore telecomunicazioni (per esempio, chi lavora nei cali center) che lavorano almeno una domenica al mese.
Scendono a 175 mila quelli che lavorano per due o più domeniche al mese.
Sono quasi tre milioni, secondo le stime della Cgia di Mestre, i dipendenti italiani che all`anno hanno lavorato almeno una domenica al mese. Poco più di due milioni quelli che lo hanno fatto addirittura due o più volte in un mese. Ai tre milioni di dipendenti vanno poi aggiunti i lavoratori autonomi (artigiani, agricoltori; ambulanti, etc): circa un milione e mezzo lavora la domenica. Si arriva così ai 4,5 milioni.
In base all`incidenza percentuale di chi lavora la domenica almeno una volta al mese sul totale degli occupati (3 milioni), la Pubblica amministrazione e la difesa sono il secondo settore con più occupati (26,7% sul totale, a quota 372.975 lavoratori) alle spalle degli alberghi e dei ristoranti (64%). Ai terzo posto invece, secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre, sí piazzano gli occupati nella sanità e nell`assistenza sociale (21,9% del totale).
Chi lavora di meno la domenica sono gli impiegati nel settore finanziario come analisti e broker delle Sim, i dipendenti delle banche, gli assicuratori e nel mercato delle case, gli agenti immobiliari. Sono 13.300 quelli che lavorano almeno una volta al mese, scendono sotto i 6.500 quelli che vanno in ufficio due o più volte alla domenica. Per il mondo della finanza nel week end spesso c`è meno da lavorare perché le Borse e i mercati obbligazionari restano chiusi il sabato e la domenica.


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