La guerra delle commesse Primo maggio di sciopero
Corriere del Veneto (05/02/2011)

Serrande alzate, stop della Cgil a Treviso. La Cisl.` serve a poco

VENEZIA - Scoppia la guerra delle commesse contro l`apertura dei negozi nelle feste comandate, a partire dal primo maggio. Dopo il successo ottenuto l`anno scorso a Padova, l`unica città d`arte che infatti nei giorni tradizionalmente di riposo non alza nemmeno la serranda di un bar, la miccia si accende a Treviso, dove le dipendenti di «Coin» annunciano la partecipazione in massa allo sciopero proclamato per oggi dalla Filcams Cgil. «La direzione ha reso noto che comunque lo store sarà a disposizione del pubblico, ma ad accogliere la gente ci saranno solo i capireparto e le dieci ragazze assunte con contratto a termi- ne - spiega Emiliana Ricato della Rsu -. Vogliamo riprenderci la festa del lavoro, siamo stanche di faticare sempre, domeniche comprese e addirittura il 25 aprile, a Pasquetta, il primo maggio, il 2 giugno. Non è giusto sacrificare i valori della vita, è arrivato il momento di lanciare un segnale preciso, al
quale seguirà una petizione da presentare al sindaco, Gian Paolo Gobbo. Gli chiederemo di non concedere più tante deroghe». «Nei prossimi giorni le commesse andranno nei negozi a raccogliere le lume da depositare poi in Comune - conferma Luisa Buranel, della Filcams - sulla falsariga di quanto fatto a Padova Questo sciopero nasce dal cuore delle lavoratrici, che hanno trovato il coraggio di ribellarsi. La qualità della vita non è negoziabile, nemmeno per ilio%o di maggiorazione prevista dal contratto del commercio nei festivi». Contratto peraltro al centro dello sciopero generale del 6 maggio.
La protesta di Treviso è la forma più eclatante per dare voce a un malumore lievitato di ora in ora, ma che ha finito per dividere i sindacati. «Siamo contrari alle aperture indiscriminate, soprattutto il primo maggio - dichiara Ferruccio Fiorot, coordinatore regionale della Fisascat Cisl - però proclamare lo sciopero il giorno prima dell`evento serve a poco. Bisognerebbe cominciare a parlare del problema con qualche mese di anticipo, attivando un tavolo di concertazione tra Comune, categorie e sindacati in ogni città. Come è accaduto a Padova, dove gli esercenti possono concludere affari nelle domeniche comprese tra aprile e il 13 giugno e da ottobre a fine dicembre, ma non nelle ricorrenze canoniche». «Non vedo la necessità di alzare le serrande proprio il giorno della festa dei lavoratori - denuncia Luigino
Boscaro, segretario regionale della Uil Tucs - non stiamo parlando di servizi essenziali. Questa frenesia del guadagno esasperato a scapito della qualità della vita è inconcepibile: i popoli si distinguono proprio per i valori e le tradizioni, che vanno rispettati». E invece oggi vetrine illuminate nei centri storici di Venezia, Treviso e Verona (aperto anche `ipermercato «Galassia» di Legnago), ad Abano Terme, a Bassano, Marostica e Asiago, nelle località balneari di Desolo, Caorle, Bibione e Sottomarina, e probabilmente nelle città murate Cittadella e Montagnana, che hanno chiesto la deroga. Già ottenuta da Feltre. Qualche bottega dovrebbe lavorare a Rovigo, mentre Vicenza riposa, come Mestre. «Ma che senso ha? - si chiede Walter Rigobon, segretario di Adiconsum Veneto tanto la gente non ha soldi da spendere. Abbiamo condotto un sondaggio telefonico sulle aperture nei festivi e i veneti interpellati, uomini e donne appartenenti alle varie fasce d`età, hanno risposto che in questi tempi di crisi è già tanto riuscire ad arrivare alla fine del mese. Anche chi non ha grossi problemi fa notare che comunque la quantità di denaro a disposizione di una famiglia media è sempre quello, perciò le compere osi fanno in settimana o la domenica. Pochi possono concedersi il
bis, quindi prolungare l`orario delle botteghe non significa incassare di più». Il dossier raccolto da Adiconsum rivela che anche gli alimentari negli ultimi tre mesi accusano un ribasso delle vendite e che i veneti rivendicano l`importanza di dedicare agli affetti e al riposo almeno le feste comandate. Ma i diretti interessati la vedono diversamente. «Le imprese con la recessione non sanno se domani riapriranno e noi ci preoccupiamo delle polemiche sul primo maggio? - sbotta Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto - Oggi la paura dovrebbe essere non quella di lavorare troppo ma di non riuscire a tenersi il posto odi non essere pagati. Bisogna rispettare i dipendenti e l`invito della Chiesa al riposo domenicale, ma va anche capito che stiamo vivendo una situazione molto diversa rispetto al passato. Noi imprenditori siamo anche più fragili dei dipendenti, perchè tante aziende hanno dovuto chiudere e altre rinunciare al 3o%%o-4o%%o del fatturato. E allora è chiaro che pur di salvare la propria attività uno sperimenta anche l`apertura di domenica o il primo maggio: se fallisce, sulla strada finiscono pure gli impiegati. La questione - chiude Zanon non può essere semplificata al braccio di ferro, va esaminata nelle sue varie sfaccettature. Per esempio invece di dire stop al lavoro festivo, perchè non si bloccano le nuove aperture?».


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