25 aprile e Primo maggio, sciopero del commercio
L'Unità (04/25/2013)



Uno sciopero indetto per il 25 aprile eper il Primo maggio, le festività laiche più importanti di tutto il calendario, dovrebbe essere una contraddizione in termini. Invece, quella dei lavoratori del commercio, sarà l`ennesima protesta di una battaglia sindacale – condotta unitariamente da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil - che dura ormai da più di un anno. Da quando, cioè, il governo Monti ha autorizzato con il decreto salva-Italia la totale liberalizzazione delle aperture dei negozi. Aprendo così un fronte di scontro non solo con i dipendenti del settore, ma anche con i piccoli esercenti che nel provvedimento vedono un`ulteriore causa di soffocamento rispetto alla grande distribuzione.

FESTIVITÀ IN PROTESTA
Dopo aver incrociato le braccia in molte realtà locali nelle giornate di Pasquae Pasquetta, gli addetti del commercio si mobiliteranno nuovamente oggi e mercoledì prossimo. Per difendere anche il valore storico, civile eculturale di queste festività, che non può essere sacrificato a ragioni economiche, di cui peraltro risulta difficile in questo momento di recessione vedere i benefici. «La festa non si vende, si vive» è lo slogan che accompagnerà le tante manifestazioni previste in Umbria, a Perugia e Terni, in Toscana, in Abruzzo, in Veneto, ma anche a Milano, Bologna, Ferrara, Piacenza, Modena e Lecco. Tanto più che, a oltre dodici mesi dall`entrata in vigore della deregolamentazione, il bilancio è tutt`altro che positivo: «In questo periodo» afferma la Filcams Cgil, «la profonda innovazione con cui veniva promossa e accolta da molte parti la norma sulle liberalizzazioni, ha mostrato il suo vero volto e le sue contraddizioni: le liberalizzazioni non hanno creato occupazione aggiuntiva nel settore, non hanno creato ulteriore ricchezza per le aziende, né recupero di produttività e redditività». Anzi, i dati ufficiali parlano della chiusura di migliaia di esercizi commerciali nel 2012 e nel primo trimestre 2013.E, certamente, le liberalizzazioni «non hanno prodotto miglioramenti per le condizioni di reddito e di vitadelle lavoratrici e lavoratori», che hanno subito pesantemente i colpi della crisi economica. «Nell`ultimo periodo» continua la Filcams, «si sono persi centinaia di posti di lavoro e continua il ricorso agli ammortizzatori sociali». In compenso, la deregolamentazione ha «espanso il tempo ed invaso ogni spazio», domeniche e festività comprese, così peggiorando le condizioni di vita degli addetti del comparto, con nuove e continue riorganizzazioni dei turni di lavoro e con la normalizzazione di aperture da 365 giorni all`anno.


FILCAMS-Cgil
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