Primo maggio, l`effetto Firenze
corriere fiorentino (04/21/2011)



Sciopero dei commessi esteso a tutta la Toscana contro l`apertura dei negozi. E lo scontro si allarga

Da Firenze all`intera Toscana. Lo sciopero delle commesse per il Primo Maggio si allarga a tutti i Comuni che daranno la possibilità di tenere aperti i negozi nel giorno festivo. La decisione di Cgil, Cisl e Uil è stata ufficializzata ieri, dopo l`accusa mossa da Renzi di sciopero «ad personam» contro di lui. «Il sindaco di Firenze - dicono i sindacati toscani - non è suo malgrado "l`ombelico del mondo" e nonostante il suo delirio di onnipotenza e la sua ossessione per il protagonismo, come l`anno scorso, la decisione riguarderà chiunque violi il codice del commercio». Fra le città toscane che, come Firenze, manterranno aperti i negozi ci sono Siena, Montecatini e i Comuni della Versilia. Rimarranno invece chiusi tutti i negozi Coop della regione. Lo scontro fiorentino è stato il punto di partenza per una vertenza generale: «E prassi - spiega il segretario toscano della Cgil Alessio Gramolati - che su un caso si interroghi tutta la regione. Firenze è stata la prima a fare la proclamazione ma era normale che dopo poche ore si aggiungesse anche il resto della regione». Soddisfatto dello sciopero regionale il segretario cittadino di Cisl Roberto Pistonina: «In questo modo chi ha vissuto in questi giorni l`angoscia di sentirsi perseguitato potrà rasserenarsi)), dice riferendosi a Renzi. Ma secondo il sindaco di Firenze le cose sono andate diversamente: Abbiamo fatto sommessamente notare
che sarebbe stato indelicato scioperare a Firenze e non a Siena o in Versilia - scrive nella sua enews - e pare che
ci stiano ascoltando, perché dovrebbero allargare la protesta anche altrove, così giusto per non dare l`idea di fare lo sciopero ad personam: sono contento di essere stato utile, come consulente gratuito del sindacato». Secondo Cgil,
Cisl e Uil le decisioni unilaterali dei Comuni sono andate contro la stessa volontà regionale: «Si doveva avviare un
tavolo di concertazione finalizzato ad una revisione condivisa del codice del commercio», dicono Roberto Betti (Filcams-Cgil), Carlo Di Paola (Fisascat- Cisl), Pietro Baio (Uiltcus). A Firenze la concertazione è durata sei mesi e alla fine, senza l`accordo dei sindacati, il Comune ha fermato l`ordinanza. Da allora i sindacati hanno cominciato una raccolta firme (arrivate a 5o mila) per chiedere al presidente della Toscana Enrico Rossi di rivedere la legge sulla materia. «E` assolutamente pretestuoso affermare che l`apertura del Primo Maggio possa risolvere la crisi del commercio: daremo la possibilità di festeggiare il Primo Mag- gio con lo sciopero», continuano Cgil, Cil e Uil. Ma le categorie non sembrano preoccupate: «Pensare di tenere chiusi i negozi in questo momento di crisi - afferma Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti Toscana - non è pensabile. I lavoratori dipendenti avranno no il giusto riconoscimento a li- vello economico». Intanto dalla maggioranza di Palazzo Vecchio arriva un no alle aperture: «Le commesse e i commessi non sono lavoratori di serie B e hanno tutto il diritto di non lavorare il Primo Maggio, una festa che ci deve ricordare i diritti oltre che i doveri delle persone che lavorano», conclude Giovanni Fittante, consigliere dell`Italia dei valori.


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